La scrittura è lontana:
autenticità contraffatta,
l’approssimazione
non la verità.
le parole: menzogne
la penna: artificio
come sono brave a mentire
E’ tutt’altro quello che sento
E’ ben più grande cosa
quello che recepisce il mio udito
E’ ben più sacra cosa
quello che muove nel mio animo.
Cervino, 18-5-93
Saturday, December 1, 2007
Esserci non Esserci
Esisto
la natura parla
il silenzio muove l’universo
scorre l’acqua nella valle
non lontano
a due passi da me
un po’ più in là
c’è un ‘altra danza
affievolita dalla distanza.
Un momento…..ancora sento
un altro strumento suona
qui alle mie spalle
sottile, lieve, ritmatici dolcemente.
L’orchestra funziona
le voci in armonia
parlano, cantano
non disturbano
uccelli in volo
altri posati dietro la ginestra
la civetta risponde
butta giù qualche nota
poi riposa.
Io non so più dove sono .
Cervino, 18-05-93
la natura parla
il silenzio muove l’universo
scorre l’acqua nella valle
non lontano
a due passi da me
un po’ più in là
c’è un ‘altra danza
affievolita dalla distanza.
Un momento…..ancora sento
un altro strumento suona
qui alle mie spalle
sottile, lieve, ritmatici dolcemente.
L’orchestra funziona
le voci in armonia
parlano, cantano
non disturbano
uccelli in volo
altri posati dietro la ginestra
la civetta risponde
butta giù qualche nota
poi riposa.
Io non so più dove sono .
Cervino, 18-05-93
A' parlar da Valentina
Er l’amor quel che avea trovato
Custodito e conservato
Mai nessuno l’avea rubato.
Un dì venne un giovanotto
Alto, biondo e tutto lui
Da galante chiese mano
Ma per nulla gli fu dato.
Venne ancora un altro dì
E l’amor facea mercato
Si vendea a buona gente
Ben disposta a pagar
Ma l’amor non è danaro
Nel mio cuor deve star.
Non si può veder chiaro
Se l’amor è frantumato
Se è spezzato o consumato.
Quel che amor tu vuoi chiamar
Non lo devi mai sciupar
E trattar con cura devi
Prima che ne venga male.
Or d’amor ti senti sazio
Ma diman sarà disgrazia.
Se tu vuoi continuar
Questo nome devi far
Il mio cor ben disposto
A trattar con reverenza,
con rispetto , con creanza
scende a patti di onestà
ma non pecca di viltà.
Potenza, febb.’90
Custodito e conservato
Mai nessuno l’avea rubato.
Un dì venne un giovanotto
Alto, biondo e tutto lui
Da galante chiese mano
Ma per nulla gli fu dato.
Venne ancora un altro dì
E l’amor facea mercato
Si vendea a buona gente
Ben disposta a pagar
Ma l’amor non è danaro
Nel mio cuor deve star.
Non si può veder chiaro
Se l’amor è frantumato
Se è spezzato o consumato.
Quel che amor tu vuoi chiamar
Non lo devi mai sciupar
E trattar con cura devi
Prima che ne venga male.
Or d’amor ti senti sazio
Ma diman sarà disgrazia.
Se tu vuoi continuar
Questo nome devi far
Il mio cor ben disposto
A trattar con reverenza,
con rispetto , con creanza
scende a patti di onestà
ma non pecca di viltà.
Potenza, febb.’90
Natale 1992
Ancora una volta
Il mio Natale è qui
vissuto nella casa romita ,
con i miei cari,
vicino al fuoco
accovacciata ascolto ,
sempre con nuova meraviglia,
mia nonna , le sue storie
dense di materia,
sospese poi continuate.
Mia madre,una leggera carezza ,
teme l'abbraccio, potrebbe
non volersene più liberare.
L’intensità dei sentimenti
è tenuta a distanza
ti facilita l’andar via
ti allontana dalle cose che ami
non ti fa sentire la gravità
di questa assurda messa in scena.
Sono qui e non so perché ci sono
cerco affannosamente tra la gente
di ricombattere il mio passato
e ogni volta lo trovo
sempre più frantumato.
Mi capita di guardare negli occhi
Quelle stesse persone ….
Un tempo dividevo
Emozioni, gioie e problemi
Le trovo assenti ,sempre più lontane
Sempre più estranee.
Eppure Dio come vorrei gridare ,
che le amo ancora
che sono parte di me,
che sono il mio passato
non sono il tempo andato
sono dentro di me oggi,
oggi come lo sono state ieri.
Eppure ogni volta
Il mio quadro si ridimensiona,
le immagini si scoloriscono,
qualche pennellata scompare del tutto,
qualche altra si ferma ancora per un po’,
………poi scompare.
In questo graduale annullamento
la cornice del quadro si salva
presto non ci sarà che una tela bianca.
Morra 25/12/’92
Il mio Natale è qui
vissuto nella casa romita ,
con i miei cari,
vicino al fuoco
accovacciata ascolto ,
sempre con nuova meraviglia,
mia nonna , le sue storie
dense di materia,
sospese poi continuate.
Mia madre,una leggera carezza ,
teme l'abbraccio, potrebbe
non volersene più liberare.
L’intensità dei sentimenti
è tenuta a distanza
ti facilita l’andar via
ti allontana dalle cose che ami
non ti fa sentire la gravità
di questa assurda messa in scena.
Sono qui e non so perché ci sono
cerco affannosamente tra la gente
di ricombattere il mio passato
e ogni volta lo trovo
sempre più frantumato.
Mi capita di guardare negli occhi
Quelle stesse persone ….
Un tempo dividevo
Emozioni, gioie e problemi
Le trovo assenti ,sempre più lontane
Sempre più estranee.
Eppure Dio come vorrei gridare ,
che le amo ancora
che sono parte di me,
che sono il mio passato
non sono il tempo andato
sono dentro di me oggi,
oggi come lo sono state ieri.
Eppure ogni volta
Il mio quadro si ridimensiona,
le immagini si scoloriscono,
qualche pennellata scompare del tutto,
qualche altra si ferma ancora per un po’,
………poi scompare.
In questo graduale annullamento
la cornice del quadro si salva
presto non ci sarà che una tela bianca.
Morra 25/12/’92
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